Giacomo Domenicucci

artista

Biografia 

Giacomo Domenicucci nasce a Chieti, nel 1996. Nonostante nutra da sempre un forte interesse per l’arte, si cimenta nel disegno con costanza poco precocemente, all’età di diciott’anni, mostrando subito una predilezione per il mezzo espressivo della pittura, che presto si tradurrà in un’urgenza esistenziale. Nel 2016 inaugura la sua esperienza espositiva con la personale Sogno e mistero, introdotta da Maria Cristina Ricciardi. 

Dal 2016 frequenta l’Accademia di belle arti di Roma, diplomandosi a pieni voti in Pittura nel 2020. Qui, infatti, studia con dedizione l’antico e la tradizione, coi quali intesse un serrato rapporto dialettico che risulta evidente nelle numerose citazioni presenti nel suo lavoro. Ciò emerge soprattuto nella serie Anti-pop (2018-2019), in cui busti e icone di una remota età aurea “penzolanti nel vuoto, su uno sfondo vuoto e astratto” divengono ”messaggeri di riflessioni sull’uomo odierno e le dolorose contraddizioni che lo affliggono”; in I(n)stanze di cielo (2019-2020), ciclo di lavori nel quale, con gusto metafisico, indaga i temi del doppio, dell’ineluttabile scorrere del tempo, della mutevolezza del Reale, dello statuto della pittura e della rappresentazione,  del gioco introspettivo e spaziale tra interno ed esterno, in cui il classico si pone come presenza fondamentale. A Roma l’artista ha anche l’opportunità di esporre in varie occasioni, personali o collettive. 

A Firenze, dove si trasferisce nel 2020 per conseguire il diploma specialistico in Metodologie della pittura, presso l'Accademia di Belle Arti, dapprima indulge nella poetica metafisica, abbracciando anche suggestioni simboliste, ma comincia a manifestare ben presto un interesse per la ritrattistica che si traduce in maniera multiforme. Ne costituiscono un esempio la serie Pareidolie - fanciulle di cielo (2020-2021), in cui eteree figure femminili si compenetrano, sovente malinconiche, con soffici nuvole e Louder than words (2021-2022), in cui il colore e la gestualità si fanno protagonisti, delineando i tratti di fragili ma resilienti figure, che paiono liquefarsi e smembrarsi sotto i fendenti della contemporaneità. Il pittore inizia ad avvalersi del gesto del graffio, probabilmente derivato dalla pratica dell’incisione, ma adottato anche come simbolica operazione di sottrazione, in netta antitesi con la società consumistica che abitiamo. Società “fluida” secondo la fortunata definizione di Zygmunt Bauman; una fluidità che anima i dipinti più recenti: colori molto diluiti di una tavolozza piuttosto ridotta, che senza un disegno preliminare e attraverso un attento gioco di stratificazione e sottrazione, danno vita a paesaggi della memoria e dell’anima, in cui l’elemento dell’acqua non è mai assente, riflettendo scenari ed entità suggeriti ma mai del tutto dichiarati. In Pareidolie - Inscapes (2023…) il caso assume un ruolo preponderante e in qualche modo è lo spettatore a fare il quadro: l’informale d’altronde non è che la compresenza di tutte le forme e le pennellate e i graffi di Giacomo, sebbene guidate dall’intenzione dell’artista, evocano, a seconda di chi guarda, immagini differenti, elaborate sulla base del sentire e del vissuto dello spettatore stesso. A volte abitano questi curiosi panorami anche figure più esplicite, ma appaiono sospese in una rarefatta ed enigmatica atmosfera. 


Nel 2024 tiene un laboratorio didattico presso il Liceo Artistico annesso al Convitto G.B. Vico di Chieti, che si concretizza nella progettazione e nella realizzazione di un intervento pittorico site-specific al Circolo Velico di Ortona. Esperienza che rinnova l’anno successivo e che culmina con la realizzazione di un murale su una cabina elettrica di E-Distribuzione.

Nel 2025 espone presso la galleria capitolina Contemporary Art Shop nella collettiva Metamorfosi Astratte, fra istinto e forma, curata da Carlo Ciuffo.

Formazione

Conseguita la maturità classica, dal 2016 frequenta l’Accademia di belle arti di Roma, presso la quale si diploma a pieni voti in Pittura nel 2020, con una tesi intitolata “Il retaggio del classico nell’arte del Novecento in Italia". A Roma l’artista ha anche l’opportunità di esporre in varie occasioni, personali o collettive. 

Nel 2020 si trasferisce a Firenze, dove nel 2024 consegue il Diploma Accademico di II livello presso la prestigiosa Accademia. Nella scuola di Metodologie della Pittura del prof. Calogero Saverio Vinciguerra ha modo di consolidare “il mestiere”, attraverso una più profonda consapevolezza tecnica e delle potenzialità dei materiali e di intraprendere, inoltre, le prime esperienze di pittura murale, a Castell’Azzara (GR), a Campiglia Marittima (LI) e Villa Collemandina (LU). 

Tecniche

Nella propria personale ricerca l'artista predilige la pittura tradizionalmente intesa, realizzando opere il cui substrato pittorico è costituito da stratificazioni di gesso e dalla tecnica acrilica, ingentilita talvolta poi dall'utilizzo dell'olio. Si avvale di svariati supporti, fra cui carta, tela e tavola, spesso recuperando materiali di scarto altrimenti destinati alla discarica, cui il pittore sceglie di donare una seconda vita, attraverso la poetica del frammento e della ciclicità.