POESIA: "STILLE DI LACRIME"
2024
“STILLE DI LACRIME”
“Stille di lacrime” è una poesia di Roberto Zaoner, che descrive il dolore di una vedova che piange sulla tomba del marito. Alcuni elementi chiave sono:
- La vedova dalla veste nera è addossata al cippo, con il viso umido e le gote rosee, piangendo il suo amato.
- Il poeta si stupisce del suo viso immobile e sguardo smorto, senza anima, ma poi capisce il dolore di chi non ha più un domani.
- La vita spezzata non può rigenerarsi. Il poeta si convince che rimane solo il pensiero che non c'è più ritorno. Zaoner sente il dolore delle anime che hanno pregato per l'uomo giusto.
- L'ingiustizia porta alla solitudine, e la vedova pensa a farsi monaca o a vivere in un romitorio.
- Alla fine, il poeta sogna il marito defunto che gli parla e comprende che la sua anima è gaudia perché la moglie è lì presente, e vieppiù l’autore invita la donna a non lasciarsi consumare nell'anima e di pensare ai figli.
La poesia esplora il profondo dolore della vedova, la sua solitudine e il timore per il futuro, ma anche la speranza e l'amore che sopravvivono anche dopo la morte [1-7].
- Le lacrime della vedova sono descritte come "stille", ovvero gocce che cadono lentamente, simboleggiando la costanza e l'intensità del suo dolore.
- Queste lacrime "tradivano le mie emozioni", ovvero rivelano i sentimenti interiori della vedova che cerca di contenerli, ma non può trattenerli. Il poeta stesso, lì presente, non riesce a nascondere le emozioni e il dolore, piangendo dentro il suo animo.
- Le lacrime sono un segno della umanità della moglie e del legame indissolubile con il marito defunto. Nonostante il suo viso sia "immobile e sguardo smorto, senz'anima", le lacrime tradiscono il suo profondo dolore.
- Il poeta si commuove nel vedere questa donna che nonostante riesca a prendersi cura della tomba del marito con mani ferme, rimane affranto perché sicuro che la "minacciosa ascia" del destino colpirà in tempi diversi il mondo intero.
Quindi le "stille di lacrime" rappresentano simbolicamente il dolore inconsolabile, la solitudine e la paura del futuro che affliggono la vedova, ma anche la profondità del suo amore e il legame che sopravvive anche dopo la morte [1-7], e vieppiù la consapevolezza dell’autore che ognuno, nel mondo intero, è destinato alla morte.
TESTO:
Addossata al cippo piangeva
la vedova dalla veste nera,
col viso umido e gote rosee.
Nella stele, lettere che s’apprestavano
a guardare al futuro e solo di
ricordi erano ricolmi.
Mi stupivo dell’incarnato suo
viso immobile e sguardo smorto
senz’anima. Ma dipoi capivo il
dolore quando non c’è più il dimane.
Una vita spezzata non si rigenera
se non il pensiero che non v’è
più ritorno. Quella coltre non
riuscivo a tirar via dalla mente
perché sapevo cosa c’era sotto
e quante anime avevano pregato
per l’uomo giusto.
E l’ingiustizia dà spazio alla
solitudine, un romitaggio,
eremo dell’incertezza del dopo
a venire. Viver d’eremitaggio
consentaneo parrebbe… E pensava
a un romitorio o a farsi monaca.
Non aver mai visto donna alcuna
a curar a modo, con mani ferme
e sicure, una lapide che le
apparteneva e piangevo dentro,
ma stille di lacrime tradivano le
mie emozioni pensando che la minacciosa
ascia possa a tutti colpire con la sua
tracotanza.
Lasciarsi consumere nell’anima… perché?
Lasciare campo alla protervia della
malattia… Troppo facile. Siamo nati per
lottare. Graziella, donna dalla cadenza
barese, senza più lacrime è il tuo cor.
Senza più il tuo d’amor Egidio, che
sta sol dormendo e si libra nell’aria
e danza gaudio perché tu ci sei.
Nel sogno m’ha parlato guardandomi
negli occhi, agognando la tua dolce
imago coi tratti delicati e nobili
del tuo amato viso. Amor schiuso
come corolla da tempo immemore e
ancor vive dopo l’addio.
Corolla che ha dato respiro a due
boccioli di fiore che olezzano
lontani l’aria in un abbraccio
senza fine. Sono i tuoi adorati
figli lontani da te. Pensa ai
tuoi pupilli!
Paura del dimane riempie spesso
i pensieri che vanno al di là del
giorno e ci condannano alla
ragione che non dobbiamo
avere per misteri più grandi
di noi. Paura ho dell’incerto
futuro ed è per questo che amo
e vivo il presente.
diritti riservati
Roberto Zaoner
(mattino del 03/07/2024)
Informazioni generali
- Categoria: Poesia
- Eseguita il: 03 luglio 2024
Informazioni sulla vendita
- Disponibile: no
Informazioni Gigarte.com
- Codice GA: GA215358
- Archiviata il: 04/07/2024
Hai bisogno di informazioni?
Vuoi chiedere maggiori informazioni sull'opera? Vuoi conoscere il prezzo o fare una proposta di acquisto? Lasciami un messaggio, risponderò al più presto